Renoldi scruta il mondo, ma non si sofferma su quello che a tutti appare evidente. Le opere attraverso cui, da sempre, ci parla non si cadenzano nell’orizzonte di una spazio appiattito, vibrano secondo forme, immagini, colori e ritmi che spalancano un ordine - pur libero - al caso misterioso con il quale ci inondano i sogni, in un connubio magico di semplicità e forza assertiva. E’ infatti necessaria una caparbia ricerca per scomporre e ricomporre fantasticamente ciò che ci circonda, che è fuori, ma ovviamente anche dentro di noi.


Massimo ha sempre sottolineato - quando dialoghiamo - quanto talvolta possa essere pesante dar corpo al pensiero, quale sforzo compri. Il messaggio di un’opera non può - e non  vuole - essere casuale.


Fa uso di carte varie, decorate e preparate come se fossero miniature, di catenelle, di oggetti da ferramenta, pizzi, spille da balia, fascette in plastica, sassi, minerali, radici. Con estro e poesia li raccoglie, li mette da parte, li prepara, medita su di essi. Li spoglia del loro anonimato, li colora, li assembla accostandoli in lavori che sono attente composizioni studiate nei dettagli.


Le opere che ne nascono conservano l’impronta dell’utopia creativa di chi sa inventare continuamente nuove favole per gli occhi e per lo spirito. Le scritte di ritagli di giornale, i numeri, i disegni su carta accuratamente predisposti per essere accostati ad altri in una sorta di incantato mosaico, i colori, i luccichii dei metalli, le fantasmagorie spalancano all’ebrezza di esiti imponderabili che sublimano i singoli elementi, le “piccole cose” e le trasformano, sulla superficie del quadro, in una variopinta trama ironica e magica.



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